Dopo più di 15 anni ci siamo accorti che Fulgor Somma è un nome conosciuto nel panmorama cestistiro provinciale, sia dagli appassionati, sia dagli "adetti ai lavori" (federazione, arbitri, atleti avversari ecc...)
"I risultati ottenuti e una buona immagine sportiva che pensiamo di aver portato sui vari campi da gioco hanno favorito questa notoriet‡ unitamente all' incorragiamento che alcuni amici, sponsor e simpatizzanti ci hanno sempre riservato partecipando con entusiasmo e sostenendo anche finanziariamente le nostre iniziative..."

L'attività cestistica della Fulgor Somma nacque verso la fine degli anni 70 quando due ex giocatori del Basket Somma raccolsero l'entusiasmo di una ventina di ragazzini dellíOratorio San Luigi di Somma Lombardo. Franco Caletti ed Ermanno Magnoli furono i due pionieri, ben presto raggiunti dal prode Dario Bulloni. I duri ma goliardici allenamenti venivano condotti dai tre sul campetto allíaperto di via Mameli senza badare troppo ai capricci del tempo. Certo, per poter iniziare le sedute tecniche occorreva prima sfrattare imperterriti calciofili che con le loro manie pedatorie si erano impossessati pure di quel piccolo spazio mettendo a repentaglio con bordate di ogni genere le fragili strutture dei vetusti canestri; gli urlacci del carismatico Franco e la sola vista dellíimponente massa del burbero Ermanno causavano però la rapida fuga dei ribelli lasciando così campo libero alla voglia di pallacanestro di giovani cestisti in erba. Quasi subito la squadra fu messa in condizione di poter disputare il campionato provinciale C.S.I che divenne negli anni successivi parte predominante dellíattivit‡ societaria. Nulla venne lasciato al caso, tantomeno le prime maglie da gioco, vere e proprie reliquie degli anni settanta con il loro colore giallo canarino.
Con il passare degli anni grazie ad una buona preparazione e maturazione tecnico-sportiva il gruppo di ragazzini ottenne buoni risultati ed alcuni elementi, di sicuro interesse, proseguirono la loro attività in società più ambiziose. Altri ragazzi, altrettanto validi, preferirono però rimanere fedeli ai colori della Fulgor (allora mutevoli di anno in anno causa la perdurante crisi di magliette da gioco) contribuendo alla continua crescita del gruppo e costituendo líossatura della squadra in divenire.
Fra costoro ricordiamo elementi mitici come il tuttora capitano Renato Segato, il mai troppo rimpianto Marco Tovo, Giovanni "Johnny" Visco, Gilardi, Mauro Ronco, Mauro Caletti, Massimo Corradini, Ivan Rescalli, Antonio ìAndyî Salvadori , sempre condotti e guidati dai tre pionieri fondatori. Casa della Fulgor e vero tempio della pallacanestro díaltri tempi divenne poi líangusta palestrina di Via Villoresi, tanto stretta che le rimesse in gioco dovevano essere effettuate appoggiandosi ai muri circostanti. Nulla fermava la nostra squadra, neppure líalzataccia della domenica mattina quando le partite casalinghe si disputavano allíalba delle nove e trenta, in barba alle birre di troppo del sabato sera ed alle lamentele degli ospiti, vittime predestinate e molto assonnate di via Villoresi.

Il nucleo storico della Fulgor si stava così consolidando. L'inizio degli anni ottanta fu caratterizzato più che dai risultati, peraltro sempre dignitosi, da episodi leggendari che vengono tramandati tuttora ai nuovi compagni: la "drammatica" trasferta di Maccagno di una gelida domenica mattina dicembrina con guanti, sciarpe e grappe a bordo campo per fronteggiare le insidie di un ghiacciato campo allíaperto, la terrificante serie negativa ai tiri liberi di "Johnny" Visco Gilardi in quel di Cavaria (0/10 nellí ultimo minuto di gioco con il punteggio in equilibrio), gli arrivi in Villoresi in motorino di Andy Salvadori direttamente dal Nautilus la domenica mattina, le caterve di punti di Ermanno Magnoli, praticamente un uomo in mezzo ai bambini, le Superga e la fascia tergisudore di Franco Caletti, nondimeno rispolverate nel giugno 1999 per la partita del ventennale, la Prinz Simca arancione del neopatentato Renato Segato, le schiacciate modello NBA partorite grazie allíaiuto di un compiacente tappeto elastico nei dopo allenamenti alle Villoresi, le partite-rissa nelle brume pianure di Arconate, la devastante bravura di Mauro Ronco, la distruzione del tavolo segnapunti da parte di un giocatore del Verghera, indispettito con il proprio allenatore per il mancato ingresso in campo! Il riapparire dello stesso personaggio solo due anni più tardi in veste di arbitro ufficiale CSI !!
Un vero atleta: dinamico, veloce, potente. Così era Marco Tovo sul campo da basket, poteva volare in contropiede e poi schiacciare. Ci ha fatto vedere poco del suo grande talento perÚ: una maledetta caduta dalla sua vespa di ritorno dagli allenamenti in via Villoresi lo portÚ via a soli diciotto anni in una piovosa serata della primavera del 1984. Ricorderemo sempre la sua allegria e la sua esuberanza, come, del resto, non si dimenticher‡ facilmente la trasferta di Malnate affrontata il sabato seguente con la morte nel cuore. Il Torneo a lui intitolato che la Fulgor organizza ogni anno lo legherà sempre alla nostra squadra.

La Fulgor Somma era oramai conosciuta dagli appassionati. Chiunque poteva presentarsi agli allenamenti e giocare. Magari poi non si faceva pi˘ vedere per mesi ma questo era un dettaglio.
Certo, a Somma cíera la potente Vulcania con la sua squadra di serie D, i settori giovanili guidati da rampanti allenatori, una dirigenza tanto ambiziosa quanto spocchiosa, sponsor munifici che fornivano divise anno per anno. Chi non veniva considerato o chi non si divertiva pi˘, poteva prendere armi e bagagli (talento e scarpette) e trasferirsi sullíaltra sponda, in via Villoresi: arrivarono in pochi anni giocatori di ottimo talento: Paolo Ronco, Mauro Piantanida, i fratelli Paolo e Stefano Peruzzotti, Mauro Lunardi, Paolo Longoni, Andrea Soligo, Flavio Tortorella, Mauro Erini. A tutti veniva data una chanche, ci fu chi la sfruttÚ per iniziare una fulgida carriera con la maglia della Fulgor e chi invece abbandonÚ dopo poche partite, forse impaurito dallo spirito furoreggiante che regnava in ogni allenamento. Pochi anni più tardi la Vulcania Somma chiuse i battenti, sconfitta pi˘ che dagli avversari dalle proprie manie di grandezza. La Fulgor divenne cosÏ líunica squadra di Somma.
La palestrina di via Villoresi sul finire degli anni ottanta era sempre tanto stracolma di ragazzi pieni di entusiasmo e voglia di giocare che gli allenamenti a volte si dovevano svolgere in due fasce orarie. Tutti a Somma volevano giocare a basket! Si pensÚ cosÏ di creare una seconda squadra, non del tutto competitiva, comunque, ma sempre entusiasta e con tanto pubblico al seguito, amici e parenti! Leader incontrastato di questo manipolo di giovani cestisti era Fabio Perfetti, giovane talentuoso anche se di non grande prestanza fisica. Al suo fianco ragazzi provenienti dalle più svariate esperienze sportive e non: Stefano Bellaria, Mimmo Sacco, Michele Susanetto, Carlo Del Pio, Davide Pandolfi, Claudio Grossoni, Fabrizio Maddalena, Serse Poles, un nome un programma, il futuro sacerdote Marco Casale, il luciferino Morris Ferrè, tutti sapientemente guidati dalla panchina dai cugini Mauro e Franco Caletti. Le vittorie, in tre anni di attività, si contarono sulle dita di una mano. Nulla però era più sentito del derby con la squadra maggiore: una vittoria poteva valere non solo quanto un intero campionato ma anche il rispetto e la considerazione dei veterani. Non capitò mai, però! Líesperienza e la solidità della prima squadra erano tali da soffocare qualsiasi ambizione nonostante un tifo da stadio nellíincandescente arena di via Villoresi.
"Schizzarrotto? Lo marco io! Lo conosco!"

Chiusa l'esperienza del derby, la Fulgor agli inizi degli anni novanta raggruppò una serie di giocatori che ne facevano una delle più temibili squadre della provincia a livello CSI.
Per alcuni anni il nucleo fu il medesimo: Renato Segato, Mauro Erini, Mauro Piantanida, Paolo Ronco, Paolo Peruzzotti, Flavio Sterchele, Ermanno Magnoli, Carlo Fornara (distinta ala tiratrice di Castelletto Ticino, nonchÈ sosia di Vittorio Sgarbi), Fabio Perfetti, promosso nella squadra maggiore dopo le caterve di punti insaccati nei derbies, i nuovi compagni Tony Zantomio e Daniele Delle Monache. Accanto a loro di anno in anno altri elementi che contribuirono soprattutto alla solidità del gruppo. Come si potranno mai dimenticare gli scambi d'opinione fra Lorenzo Trento e Chicco Marini, peraltro cugini di primo grado?!! A proposito di cugini, breve fu la comparsata di Ario Mosele e Roberto Basso, provenienti da Casorate : il primo divenne famoso, oltre che per le innumerevoli fasciature pre-partita, per la famosa frase: "Schizzarrotto? Lo marco io! Lo conosco!"; non si ebbero altre dichiarazioni dopo che lo "Schizza" ce ne schiaffò dentro ben 72 in quel di Cavaria. Il secondo, purtroppo, morì pochi anni dopo per un precoce attacco cardiaco nei boschi della Malpensa: lo ricordiamo come un valoroso atleta della Fulgor. A proposito di Valentino Schizzarrotto, la Fulgor in quegli anni si trovò sempre la strada sbarrata da questo formidabile giocatore, costretto nella categoria CSI per guai cardiaci, guai talmente gravi da costargli la vita una decina di anni pi˘ tardi. Nulla potevano alchimie tattiche e grandiose prestazioni individuali e di squadra: il Cavaria era semplicemente imbattibile, tant'è che vinse per ben tre anni consecutivi il trofeo provinciale. Valentino Schizzarrotto rimane a tuttíoggi il giocatore più immarcabile incontrato dalla Fulgor nelle palestre varesine e le sue imprese destano ancora nei nostri occhi stupore e meraviglia.
La febbre del basket era altissima in quegli anni, addirittura si andava creando un movimento femminile. Sotto líispirata guida dellíincorreggibile Franco Caletti, sempre lui, una decina di giovani cestiste si allenava con baldanza nella Villoresi due volte la settimana. Tanto era líentusiasmo, costante líimpegno, ma, senza la prospettiva di un campionato, sicuramente il talento sarebbe andato disperso in poco tempo. Nel settembre del 1990 si decise líiscrizione al campionato provinciale di promozione femminile! Caletti si fece in disparte per evidenti problemi lavorativi e familiari, cosÏ al comando delle operazioni passarono due giovani baldi volontari, senza un briciolo di esperienza ma con grande passione e provenienti dalla prima squadra maschile: Mauro Erini e Fabio Perfetti. Si dovette inoltre traslocare nella palestra comunale di via Marconi, certamente pi˘ consona ad una attività agonistica federale, lasciando con rammarico la vecchia spartana dimora di via Villoresi. Líannata 1990/1991 fu da ricordare come una delle pi˘ entusiasmanti mai disputate dalla Fulgor: certo, le ragazze mancavano di esperienza, denotavano lacune tecniche e fisiche al cospetto di vere e proprie valchirie rivali, ma ogni partita era una festa e tale rimaneva anche dopo aver subito passivi piuttosto pesanti. Nulla si poteva contro corazzate quali Cantello, Valcuvia, Malnate, Besano, paesi piccoli sÏ ma nei quali forse tutta la popolazione femminile era dedita al gioco della pallacanestro! Nemmeno le schengeniane trasferte nel Canton Ticino portavano risultati migliori, ma qui le cause di tragiche sconfitte erano da ricercare nelle svariate ore di viaggio per raggiungere le sedi delle partite (sfidiamo i lettori a trovare Tesserete e Riva San Vitale sulle mappe geografiche!). Dalla lettura settimanale della "Prealpina", sezione basket femminile, tutti sapevano che la partita della vita si sarebbe disputata a Saronno, contro la locale Giovanna díArco, nostra gemella a quota zero in classifica. Ebbene, il 12 gennaio 1991 successe líimponderabile!
Nonostante un clima infuocato sulle tribune le ragazze giocarono praticamente una partita perfetta lasciando senza parole i due increduli allenatori ed i pochi allibiti sostenitori al seguito, trionfando alla fine 46-38. Il resto della stagione fu un susseguirsi di clamorose imprese raggiunte o solo sfiorate, tantíË che il bottino finale fu di ben 4 vittorie in campionato ed il torneo estivo di Saronno vinto in barba alle acerrime rivali. Líanno successivo vide un lento affievolirsi dellíentusiasmo iniziale: qualche infortunio di troppo e la mancanza di una esperta guida tecnica fecero il resto, portando ad uno sconsolante ruolino di sole due vittorie. Líesperienza femminile della Fulgor si chiuse qui, nel giugno del 1992. Furono due anni splendidi nei quali si potË apprezzare il carattere e líentusiasmo di ragazze, magari non bravissime tecnicamente, ma senzíaltro meravigliose umanamente (e, peraltro, di gran lunga le pi˘ belle dellíintero campionato, almeno a giudizio personale del vostro narratore!).
Giocarono con le gloriose divise della Fulgor: Nadia Bellaria, Alessandra ed Elena Bonfiglio, Roberta Cunati, Michela Ferrario, Laura Fuserio, Laura Gaspari, Laura Lupo Stanghellini, Raffaella e Sabrina Norcini, Anna Perfetti, Claudia Piccinini, Claudia Susanetto. A loro un doveroso e sentito ringraziamento per i stupendi momenti trascorsi assieme.

La Fulgor Somma era nata come espressione dello sport in ambito oratoriale; líiscrizione annuale al campionato CSI comportava come unici adempimenti líindicazione di una sede sociale e di un sacerdote di riferimento. La sede sociale era ovviamente líOratorio di via Mameli, il sacerdote non poteva che essere Don Leonardo Bianchi, uomo di fede, ovviamente, ma anche di passione sportiva. I primi anni di attivit‡ videro sÏ il prodigarsi di ragazzi che avevano come chiodo fisso la pallacanestro, ma, senza líaiuto economico ed organizzativo di Don Leonardo non si sarebbe costruito niente. Quante volte ad inizio ottobre, mese di iscrizione al campionato, si bussava alla sua porta ottenendo il lasciapassare (leggasi assegno) per il paradiso cestistico. Quante volte ci si lamentava per le misere divise e Don Leo appariva poco dopo con delle fiammanti canottiere (seppure di colori improbabili!). Se la Fulgor esiste nel 2001 lo si deve in gran parte a questo grande sacerdote di oratorio.
Líiscrizione al campionato federale di promozione femminile nel 1990 sancÏ la trasformazione della Fulgor in Associazione Sportiva, con regolare statuto, organi societari, obblighi fiscali e di contabilit‡. Data di nascita fu il 23 settembre 1990. Quel mercoledì ci si trovò in oratorio per definire líassetto societario: presidente fu votato, per acclamazione, Mario Vercellini, figura storica dello sport oratoriale sommese nonchè vero appassionato...di calcio. Vicepresidente divenne Renato Segato, membri del consiglio direttivo in prima votazione furono eletti Fabio Perfetti, Mauro Erini, Raffaella e Sabrina Norcini. Lo statuto prevedeva perÚ un Consiglio Direttivo a numeri dispari: mancava un socio! Si corse in sala biliardo, si afferrÚ Luigi Fiore per un braccio e lo si portÚ a firmare il verbale spacciandolo per una sottoscrizione a favore del genere umano. LíAssociazione Sportiva Fulgor Somma nacque cosÏ. Le cariche societarie sono tuttora le medesime, nulla Ë variato, nemmeno la presenza del Fiore, noto musicista ed inconsapevole fondatore della nostra Società.
I primi anni novanta costituirono un punto di partenza solido per il completamento della squadra maschile. I risultati, però, non rispecchiarono appieno le potenzialità di quel gruppo di giocatori. Talento ne si aveva da vendere ma quel che mancò fu forse la determinazione e la convinzione nei propri mezzi. L'obiettivo primario della stagione non era comunque il campionato CSI, bensÏ il torneo estivo ìMarco Tovoî, organizzato dalla Fulgor in memoria del compagno scomparso. Palcoscenico della manifestazione, solitamente in giugno, fu per i primi anni il vetusto e minuscolo campetto dellíOratorio, per l'occasione tirato a lucido grazie alla risistemazione del fondo, la potatura degli alberi lungo la linea laterale, líacquisto di retine decorose e non bucate. L'attesa dei giocatori per l'evento era febbrile, non solo per le partite in se stesse, ma perchè, finalmente, si poteva dare sfoggio di tutto il proprio talento al cospetto di un pubblico talmente numeroso da non poter essere tutto alloggiato attorno al rettangolo di gioco. Come spesso capita, però, la tensione e líemozione giocavano brutti scherzi e non di rado si assistette a scene degne delle migliori sceneggiature comico-grottesche. Da ricordare fu líapparizione di uno stendardo di presentazione, che, dopo una lunga gestazione e preparazione fu finalmente esposto fra líilarità generale con líimproponibile indicazione di "Toneo Marco Tovo". L'agonismo e la voglia di vincere non mancavano mai, anzi, a volte si degenerava in risse stile western od in imprecazioni che facevano barcollare il vicino campanile di San Vito, nonchÈ il cuore degli alti prelati presenti in tribuna. Costante del Torneo fu per anni la finale fra la Fulgor ed i nemici storici dellíOratorio San Giovanni Bosco di Besnate, capitanati da quella macchina da canestri che era Leonardo De Paruta; il copione era sempre il medesimo: la Fulgor dominava la partita del girone di qualificazione, che contava poco o niente, poi, veniva regolarmente castigata nella finalissima, fra la delusione cocente degli atleti e del proprio pubblico. 11 La consegna del Trofeo nelle mani degli odiati rivali divenne una vera e propria persecuzione per i nostri giocatori e per il loro primo tifoso Livio Tovo, esposti al ridicolo dagli avversari per ben quattro anni consecutivi! Nel 1993, finalmente, il tabù fu sfatato e la coppa del primo posto riportata a casa. Leonardo De Paruta vinse quellíanno il premio di miglior giocatore ma il suo O.S.G.B. cominciò un lento ed inesorabile declino. Il formidabile centro di Besnate si unìì alla Fulgor Somma nell'autunno del 1995 e da allora veste con successo i nostri colori.
Con la costituzione di una Societ‡ vera e propria e la possibilit‡ di usufruire dellíimpianto di via Marconi per le partite ufficiali, si decise che era giunto il momento di fare un salto di qualit‡, tentando la sorte nei pi˘ competitivi campionati federali. La stagione 1992/1993 segnÚ líinizio di una nuova avventura, senzíaltro pi˘ impegnativa e costosa ma anche molto gratificante. Il vecchio CSI non fu certo abbandonato perÚ: si conciliarono i due campionati, si allargÚ la rosa attingendo a piene mani dal serbatoio cestistico sommese (Paolo Sterchele ed Ale Zocco Ramazzo furono aggiunte decisive), si diedero le chiavi tecniche della squadra in mano a Dario Bulloni (sÏ, il prode Dario, quello dellíinizio della storia) e si iniziÚ a giocare, giocare ed ancora giocare! A giugno, con la conclusione dei due campionati, si poteva contare la bellezza di circa quaranta gare ufficiali disputate: praticamente eravamo dei professionisti! Il primo fu un classico anno di transizione e di adattamento alla nuova realt‡, il 1993/1994 entrÚ nella storia! Infilando tredici vittorie consecutive, cosa notata pure dalla ìPrealpinaî con un titolo a piena pagina nellíedizione sportiva di lunedÏ 9 maggio 1994, la Fulgor cancellÚ la concorrenza ed ottenne una fantastica promozione nel campionato di I divisione. Questi furono i leggendari interpreti di quella straordinaria impresa: il capitano Renato Segato, Mauro Erini, Fabio Perfetti, Flavio e Paolo Sterchele, Ermanno Magnoli (ancora lui!), Daniele Delle Monache, Tony Zantomio líuomo pi˘ veloce del varesotto, Mauro Caletti, Andrea Martini, centro tanto potente quanto bizzoso arrivato quellíanno da Gorla, Alessando Zocco Ramazzo, Roberto Lucietto, strabiliante tiratore vergiatese ed Angelo Proverbio, vero gentleman del parquet. La maestria ed il carisma di Dario Bulloni ne plasmarono líinsieme ne fecero un collettivo praticamente imbattibile.
Gli anni a seguire videro il consolidarsi di quel gruppo. Nuovi arrivi arricchirono il profilo tecnico ed umano. CiÚ che veramente contava non erano perÚ le vittorie, peraltro sempre piuttosto numerose, ma era la voglia di stare insieme divertendosi. Fare la una di notte il giovedÏ sera al termine di uno sfiancante allenamento raccontandosi sulle panche dello spogliatoio le proprie disavventure ed i propri progetti, la classica pizza e birra dopo ogni partita, vincente o perdente che fosse, il ritrovarsi la domenica mattina alle Marconi per cercare di sistemare il tiro da fuori dopo tremende performances settimanali: questo era lo spirito della Fulgor, spirito che aleggia tuttora e che viene tramandato ai nuovi ragazzi. Quando ci si ritirerà dal basket giocato (crediamo non prima dei cinquantíanni compiuti, comunque), quello che più rimpiangerà ciascuno di noi sarà certamente l'appuntamento settimanale del giovedì sera nella palestra di via Villoresi; non c'è niente da fare, si arriva da una pesante giornata lavorativa, si è litigato con fidanzata o capo ufficio, si è raffreddati o indolenziti, il giovedì sera è sacro e qualunque sacrificio vale la classica partita al centoventuno. Ad inizio storia si raccontava di come molti ragazzi provenienti da altre squadre e categorie non fossero riusciti ad integrarsi nel gruppo, nonostante un valore tecnico elevato: ebbene, il banco di prova per tutti i nuovi è sempre stato il giovedì sera. Chi non partecipa, chi si lamenta della mancanza di schemi e lavoro sui fondamentali, chi se ne va alle undici, neanche fosse Cenerentola, chi impreca contro ragazzi alle prime armi per dei passaggi sbagliati non ha capito nulla della Fulgor ed è meglio che prenda la borsa e bussi ad altre porte. Il vostro narratore ha avuto un periodo di sbandamento dovuto a precoce demenza senile un paio díanni orsono, quando, per orgoglio e testardaggine lasciò la squadra approdando in quel di Vergiate. Fu una esperienza davvero esaltante, culminata con la conquista del campionato di seconda divisione, ma, non lo neghiamo, la nostalgia di quelle sfide alla Villoresi era talmente forte che il giovedÏ sera si raccoglievano le energie rimaste per essere presenti in quella umida e fatiscente palestrina. La Villoresi Ë stata per tutti noi una seconda casa, conosciamo ogni piccolo particolare del campo (conoscenza arricchita dalle innumerevoli cadute, nondimeno), i canestri sono per noi dei vecchi compagni di gioco, peraltro sempre partecipi e mai infortunati, líodore, o meglio, il profumo dei muri, un inebriante iniezione di vitalità. Per sempre la nostra Palestra, vecchia cara via Villoresi.
Tutto si può dire della Fulgor tranne che sia stata una squadra monotona. Nel corso degli anni si Ë potuto assistere ad imprese spettacolari e tonfi giganteschi. Dopo la fantastica annata della promozione i nostri ragazzi hanno sempre mantenuto un livello di gioco piuttosto elevato assicurandosi stagione dopo stagione rispetto e timore da parte di ogni avversario. Mai perÚ si Ë tornati a casa con altri trofei! Líagognato passaggio nel campionato di promozione federale Ë stato solo sfiorato con due secondi posti nel 1997/98 e nel 1999/2000; il campionato provinciale CSI si Ë sempre rivelato una chimera con un secondo e tre terzi posti che gridano ancor oggi vendetta. Nulla Ë stato perÚ mai impossibile per la Fulgor, storiche vittorie contro inarrivabili avversari ed allucinanti sconfitte al cospetto di improbabili cestisti. Stendendo un velo pietoso su queste ultime, proviamo a ricordare qualcuna delle prime, vere fonti di leggenda e ancor oggi pietre miliari della nostra storia. VenerdÏ 9 aprile 1993: il primo turno dei playoffs CSI vede la Fulgor impegnata a ribaltare un proibitivo ñ19 accusato nella gara di andata in quel di Marnate dopo aver subito per tutto líincontro canestri e sberleffi. Mentre nelle vie di Somma si celebrano i riti pasquali, la vera Via Crucis Ë nella palestra di via Marconi per i malcapitati giocatori ospiti. Eí forse la miglior partita mai disputata dalla nostra squadra; 92 a 48 il risultato finale e negli occhi di tutti noi rimangono le immagini di avversari annientati da una sconfitta tanto cocente quanto inaspettata. Sabato 16 marzo 1996: sulle tribune della palestra di via Libia a Malnate, giocatori e tifosi dellíORMA Malnate festeggiano ancor prima dellíinizio della gara il passaggio ai quarti di finale CSI, dopo la vittoria nellíincontro di andata a Somma Lombardo. La vista di pasticcini e spumante trasforma i ragazzi della Fulgor in belve assetate di vendetta. 92 a 73 líesito conclusivo. Dolci e bevande vengono velocemente rimesse in frigo per migliori occasioni ed il biglietto díingresso ai quarti prende la strada di via Marconi. Venerdì 16 aprile 1999: nei quarti di finale CSI la Fulgor affronta il temibile Montello Varese. Come al solito la strada verso le semifinali è in salita, visto il passivo di dieci punti rimediato fra le mura amiche nella prima partita. Imprese impossibili dicevamo: ebbene il ritorno è una mera formalità, con i nostri giocatori nei panni di imprendibili folletti. La sirena finale suona sul 91 a 66, fermando il sensazionale tiro al bersaglio dei frombolieri sommesi. Sabato 7 luglio 2001: la finale della quindicesima edizione del Torneo Marco Tovo vede di fronte la Fulgor, ridotta ai minimi termini da assenze ed infortuni, ai favoritissimi rivali del Tramonto Vergiate. Non c'è storia: dinanzi ad un pubblico entusiasta si consuma il trionfo dei nostri colori. Con la vittoria per 99 a 84 il trofeo viene riportato dopo tre anni a Somma grazie ad una eccezionale prestazione collettiva.
Anno dopo anno nuovi giocatori entravano a far parte della grande rosa della Fulgor. Nessuno Ë stato mai allontanato, a tutti Ë stata data líoccasione per mostrare il proprio valore. Nel 1995 si aggregarono alla squadra Leonardo De Paruta, di cui tanto si è già detto, e Paolo Piscopo, ala veterana proveniente dallíAngera. Costui rappresentò per tutti una vera sorpresa: a fronte della non più verde età e dei pochi capelli che ne incattivivano líaspetto si dimostrò negli anni un esempio per la propria abnegazione e per la costante disponibilità dentro e fuori dal campo. Ancora oggi è un punto cardine della nostra squadra. L'anno successivo, il 1996, vide il tesseramento di Stefano Sterchele, ultimo rampollo di una dinastia di cestisti e assoluto dominatore del centro area grazie ai suoi due metri di altezza. Purtroppo il suo fu un regno di breve durata, líanno seguente ci lasciÚ per altri lidi. Andrea ed Alberto Pandolfi, omonimi ma non parenti, vestirono la canottiera della Fulgor per due stagioni, dal 1997 al 1999 portando con seí molta esperienza e talento ma anche qualche dissapore. Samuele Garegnani, Damiano Bottinelli e Gianluca Padovani si unirono a noi sul finire degli anni novanta e costituiscono tuttora parte integrante della rosa. Di molti altri giocatori non Ë rimasta traccia, nÈ tecnicamente, nÈ umanamente. Ogni ragazzo che ha messo piede nelle palestre di via Villoresi o via Marconi ha intuito subito che la nostra è una società speciale: non ci sono dirigenti nè accompagnatori, non c'è un responsabile tecnico nè un allenatore (il caro vecchio Dario Bulloni ha appeso lavagnetta e gessetto al chiodo da un bel poí di anni dopo i trionfi raggiunti), c'èun Presidente, Mario Vercellini, che appare solo nelle cene di fine anno, anche se non per questo ci fa mancare il suo sostegno morale. Il tutto Ë affidato allíesperienza ed al buon senso dei reduci degli anni ottanta, sÏ, quei favolosi anni ottanta. Renato Segato, Mauro Erini, Fabio Perfetti (sempre asciutto come ai vecchi tempi), Mauro Caletti, accompagnati dai fratelli Sterchele, Flavio e Paolo, Roberto Lucietto, Angelo Proverbio e tutti gli altri arrivati in seguito, cercano di tenere le fila di questa simpatica compagnia di cestisti, dando ognuno un piccolo grande contributo al perpetuarsi della nostra storia. Non ci sono schemi, non ci sono imposizioni, ci si basa solo sullíamicizia ed il rispetto reciproco. Chi sgarra non viene colpito direttamente ma si pone in una posizione tale da accorgersi lui medesimo di non essere in sintonia con i compagni: Ë gi‡ successo in passato ed ancora succeder‡ in futuro: non ci preoccupiamo certo di questo, è il gruppo che fa la differenza, che scava un solco fra chi ha una mentalit‡ vincente, nella vita più che nella pallacanestro, e chi non la ha. L'unione del gruppo è la nostra unica Regola.

Il mese di settembre coincide regolarmente con le vendemmie, il Gran Premio di Monza, la prima giornata del campionato di calcio, líinizio delle scuole ma anche e soprattutto con il primo allenamento della Fulgor nella palestra di via Villoresi. Solitamente ci si ritrova un martedÏ sera verso le nove, ci si saluta, ci si conta, si presentano i nuovi compagni, si tiene un breve discorsetto su quello che ci aspetterà, si fanno le squadre e si parte con la classica partitona díinizio stagione al centoventuno. I ritmi sono frenetici per i primi venti minuti, poi la ruggine estiva prende il sopravvento infliggendo implacabile stanchezza ed imprecisione. I lettori si chiederanno: ìE la preparazione atletica tipica di ogni squadra che si rispetti ?î BË, la Fulgor oramai Ë oltre le frontiere del professionismo, ogni atleta sa che per met‡ ottobre, allorchÈ si far‡ sul serio con i vari campionati, dovr‡ essere tirato a lucido come un vero purosangue da corsa. Non importa a nessuno come si allener‡ e quali metodi seguir‡ per raggiungere la sua condizione fisica ottimale. Ognuno Ë responsabile di se stesso ma sappia che se vorr‡ competere per una maglia da titolare dovr‡ essere ben presto al cento per cento. Il primo mese di allenamenti Ë cosÏ piuttosto curioso: cíË chi corre sotto il chiaro della luna sfidando i primi freddi autunnali, cíË chi corre sotto le luci della palestra sfidando le pallonate ed i rimbrotti dei maniaci giocatori e ci sono costoro che, sprezzanti ogni principio di preparazione fisica, inseguono la miglior condizione ingaggiando furiose partitelle a met‡ campo. Il bello, perÚ, Ë che al momento delle convocazioni per líesordio nel campionato la scelta dei dieci titolari Ë sempre assai contrastata dato che ognuno a suo modo Ë arrivato al dunque in perfetta forma. Settembre Ë anche il mese di Loano. Gi‡, dal 1994 la Fulgor trasferisce armi e bagagli nella ridente localit‡ balneare ligure per un intero weekend. Si parte solitamente il venerdÏ sera con mogli, fidanzate e palloni al seguito; le mattine di sabato e domenica sono dedicate a degli stages di allenamento nel palasport locale (partite al centoundici e sfide nel tiro da tre punti!), i pomeriggi sono dediti alla spiaggia ed al dolce far niente, la sera Ë regno incontrastato della cucina ligure (leggendarie alcune abbuffate di penne ai frutti di mare presso il ristorante ìLa conchigliaî). Saltare líappuntamento di Loano Ë un vero peccato: si ride, si scherza, si gioca, ma pi˘ che altro si sta insieme imparando a conoscerci meglio. Valgono di pi˘ i giorni trascorsi nella austera dependance dellíhotel ìVilla Linaî che decine di ore díallenamento: Ë qui che nasce la nostra stagione, Ë qui che la squadra ritrova se stessa e la sua voglia di vincere.

Niente è più frustrante nella pallacanestro che perdere una partita allíultimo secondo; se poi questa partita Ë quella decisiva di una intera stagione, bË allora la delusione e la rabbia diventano un pesante macigno da trascinare per intere settimane. Nel maggio del 2000 la Fulgor aveva raggiunto per il terzo anno consecutivo la semifinale del campionato CSI (il terzo posto del 1998 con líeliminazione da parte del San Vittore e la finale persa nel 1999 contro i troppo forti avversari del Lissago non avevano lasciato in realt‡ troppi rimpianti avendo disputato tutto sommato delle ottime partite) e la convinzione di poter finalmente vincere il trofeo era forte in tutto líambiente. La squadra stava giocando bene, non cíerano infortuni, il morale era alle stelle ed i rivali abbordabili. La formula, nuova, prevedeva la disputa di semifinali e finali in sole due giornate nella palestra di Cimbro. Eravamo sicuri di farcela, non potevamo perdere! Perdemmo! A 25 secondi dal termine della partita contro il Solbiate vincevamo di quattro punti ed avevamo praticamente un piede e mezzo in finale. Il destino, ed una certa dose di scelleratezza tattica, volle che un improbabile quanto sbi
lenco tiro scagliato allíultimo secondo da sette metri da un improvvisato cecchino avversario finisse la propria corsa nel nostro canestro lasciandoci impietriti e completamente sgomenti. Non Ë assolutamente possibile descrivere líatmosfera del dopopartita nel nostro spogliatoio! Il giorno successivo ci ripresentammo in quel di Cimbro per conquistare un inutile quanto deludente terzo posto. La stagione 2000/2001 non partÏ molto bene: si era ancora scossi da quel maledetto tiro tantíË che la squadra andÚ inizialmente incontro a diversi passi falsi. La classe non Ë acqua disse un tale parecchio tempo fa, ed, infatti, a maggio ci ritrovammo per líennesima volta nelle semifinali del campionato CSI, questa volta in quel di Venegono Inferiore. Pensammo che era líanno giusto, eravamo la pi˘ forte delle quattro squadre presenti, non potevamo perdere ancora! Riperdemmo! La sconfitta contro il Montello nella semifinale rimane secondo líopinione del Vostro narratore il pi˘ grande scempio perpetrato dalla Fulgor nella sua ventennale storia. In vantaggio di nove punti a met‡ ripresa, con gli avversari completamente in balia degli eventi, perdemmo concentrazione ed agonismo finendo per soccombere mestamente. Il giorno successivo ci ripresentammo a Venegono per riconquistare un inutile quanto deludente terzo posto (ipse dixit!). Gli anni settanta furono gli albori per la nostra squadra, non si pretendeva, nÈ si sperava, di ottenere grandi risultati. Gli anni ottanta consentirono un accrescimento tecnico ed umano del gruppo, si maturÚ líidea di poter competere ad ottimi livelli con qualsiasi avversario, ma, la strada verso la gloria veniva ripetutamente sbarrata da giocatori invincibili ( leggasi líinarrivabile Schizzarrotto) e da nostri evidenti limiti agonistici. I "novanta" ci regalarono la straordinaria soddisfazio
ne della promozione in prima divisione ma anche e soprattutto diversi rimpianti. I secondi posti nei campionati federali del 1998 e del 2000 ad un passo dal salto di categoria, le due eliminazioni consecutive nei playoffs Csi patite a met‡ della decade dalla formidabile squadra di Valceresio, la finale CSI persa nel 1999, furono dure da accettare ma, sinceramente, trovammo sul nostro cammino avversari pi˘ forti di noi. Le sconfitte degli ultimi due anni, perÚ, rimangono tuttora un ricordo troppo vivo e spiacevole per poter essere facilmente cancellato e solo la conquista dellíagognato trofeo nellíanno che verr‡ potr‡ placare il rimpianto di noi tutti.

I lettori facciano quattro conti: la nostra storia iniziÚ sul finire degli anni settanta e gi‡ compariva il nome di Renato Segato, qualche riga più tardi síiniziÚ a menzionare Mauro Erini, Fabio Perfetti, i fratelli Sterchele. A metà anni novanta comparvero nei nostri racconti Paolo Piscopo e Leo De Paruta, ottimi cestisti sicuramente, ma già allora non di più giovane età. Calcolando che questi ragazzi formano tuttora líossatura della formazione, ben si capisce che la Fulgor non Ë certo una squadra di primo pelo. Certo, nella rosa vi sono talenti rampanti che fanno dei loro ventíanni la forza per poter emergere e conquistare un posto da titolare, ma, i vecchi leoni non hanno la minima intenzione di tirarsi da parte, tuttíaltro! Capita sovente di parlare dei tempi andati, di ricordare episodi e partite di qualche anno addietro, poi, si fa mente locale e si scopre che la maggior parte dei nostri avversari dellíepoca ha gi‡ posto canotta e scarpette nellíarmadio della nostalgia mentre i restanti si trascinano boccheggiando per le palestre della provincia rincorrendo imprendibili giovani cestisti ed irrecuperabili istinti del passato. Noi, invece, siamo sempre gli stessi, magari con qualche capello in meno, magari con qualche fasciatura in più, ma corriamo e lottiamo come se ogni partita o allenamento fossero i primi della nostra carriera. Quando si vede un Flavio Sterchele contrastare sottocanestro esuberanti giovanotti in età liceale, sentire il Paolo Piscopo incitare e dare la carica a compagni che potrebbero essere suoi figli, Fabio Perfetti volare leggere come lui solo può fare verso il canestro avversario, Paolo Sterchele, Renato Segato e Roberto Lucietto infierire con i loro tiri da fuori su malcapitate difese, ebbene, i nostri cuori si allargano lasciandoci esterrefatti e vogliosi di seguirne líesempio. Come potremo mai tirarci indietro o non essere alla loro altezza ? Certo il tempo di smettere verrà, come è destino delle cose, ma, questo giorno è ancora molto lontano e, nell'attesa, non esitiamo a prendere pallone e scarpette anche a metà agosto per recarci alle Villoresi e giocare un ìtre contro treî con scalpitanti ventenni.